Cefalee e Dolore Cronico

La cefalea è un disturbo molto frequente, con un’incidenza stimata del 20-25%; le donne sono maggiormente colpite da questo disturbo (75%).
Una prima differenziazione è tra cefalee funzionali (primarie) e cefalee dovute a specifica origine organica (secondarie).
Tra le cefalee primarie possiamo evidenziare due principali forme di dolore: le cefalee emicraniche e le cefalee tensive.
Le cefalee emicraniche si dividono in due sottotipi:

  1. l’emicrania senza aura
  2. l’emicrania con aura

L’emicrania senza aura, rappresenta circa i 2/3 delle crisi emicraniche ed è caratterizzata da dolore pulsante, localizzato da un lato del cranio, che può alternarsi tra una crisi e l’altra. Il dolore, da moderato a molto intenso, può anche estendersi a tutto il cranio, al collo fino alla spalla. Frequentemente è caratterizzata dalla ripetuta presenza di segni che ne annunciano la crisi, e che la precedono da qualche minuto a qualche ora. Questi segni, sempre uguali per ogni individuo, sono estremamente diversi; possono essere costituiti sa sintomi generali di malessere, disturbi digestivi, disturbi vegetativi, fotofobia, difficoltà di concentrazione, di memoria. La manifestazione delle crisi è spesso mattutina, con durata variabile da meno di 2 ore a più di 48 ore, con frequenza di meno di un attacco al mese fino a più di 10 attacchi.

L’emicrania con aura ha gli stessi sintomi e segni dell’emicrania senza aura, e si distingue da quest’ultima per la presenza di sintomi neurologici focali (aura) che generalmente precedono la crisi. I sintomi che caratterizzano l’aura sono frequentemente dei disturbi visivi, come l’offuscamento della visione, emianopsia, scotomi. Questi disturbi appaiono lentamente si estendono progressivamente; durano raramente più di 30 min. e comunemente scompaiono nel momento in cui inizia la crisi dolorosa. Più raramente possono essere presenti disturbi sensitivi quali parestesie, modificazioni della sensibilità e del linguaggio.

 

La cefalea di tipo tensivo (con o senza alterazione della contrattura pericraniale) è il tipo di cefalea più frequente. E' caratterizzata da dolore costrittivo, “a morsa”, localizzato bilateralmente. Può essere episodica se si manifesta in modo ricorrente con attacchi di durata variabile da 30 min. a 7 giorni, oppure cronica, se il dolore è presente per più di 180 giorni l’anno. La crisi dolorosa può essere frequentemente associata a fattori stressanti.

 

Una forma cefalea cronica altamente invalidante è la MOH (Medication Overuse Headache - Cefalea da Uso Eccessivo di Farmaci) che si instaura a partire da una forma episodica, generalmente emicrania, cefalea di tipo tensivo o entrambe, come conseguenza dell’uso eccessivo di farmaci assunti per contenere l’attacco acuto di dolore, come probabile effetto di un meccanismo di sensibilizzazione centrale.

 

La cefalea di tipo tensivo cronica è meno frequentemente associata all’ uso eccessivo di farmaci ma, specialmente tra i pazienti osservati nei centri per la cura delle cefalee, capita di osservare con una certa frequenza la trasformazione di una cefalea di tipo tensivo episodica in una forma cronica a causa dell’uso eccessivo di farmaci sintomatici. La prevalenza nella popolazione generale è dell’ 1-4 %. La cefalea da uso eccessivo di farmaci spesso coesiste con la CDH (cefalea cronica quotidiana) e  può essere alla base dello sviluppo di una cefalea cronica o del suo aggravamento diventando spesso permanente.

La strategia terapeutica raccomandata, oltre alla sospensione del  farmaco attraverso costanti controlli, prevede un approccio multidisciplinare tramite Educazione Terapeutica e l’uso di strategie non-farmacologiche

La Cefalea nel Bambino.

Il mal di testa è un disturbo comune nel bambino e nell’adolescente e spesso la frequenza e l’intensità delle crisi dolorose interferiscono grandemente con le attività scolastiche e sociali. Se non vengono trattate queste forme di dolore, nel 50-80% dei casi, possono persistere negli anni e mantenersi anche in età adulta. E' perciò importante non sottovalutare il mal di testa nel bambino perché può nascondere non solo dei problemi organici, ma anche dei disagi emotivi come ansia, depressione, difficoltà scolastiche, familiari o sociali.

Per queste ragioni diventa indispensabile una corretta diagnosi e un opportuno trattamento. Gli effetti collaterali e la non opportunità di instaurare un regime farmacologico in giovane età, portano a privilegiare le metodiche non farmacologiche come il Biofeedback e tecniche di rilassamento, che si sono dimostrate delle valide ed efficaci alternative ai farmaci, tanto da essere considerate terapie di prima scelta. Presso lo studio vengono adottate queste metodiche, previa visita del medico neurologo, che utilizza una particolare apparecchiatura che aiuta la persona a controllare la tensione. La tecnica è assolutamente non invasiva, adatta anche ai bambini più piccoli e richiede circa 10 sedute di training.

 

 

Dolore cronico

Se il dolore acuto ha normalmente un significato funzionale finalizzato alla conservazione dell’integrità dei tessuti, il dolore cronico cessa di essere un sintomo per diventare esso stesso “malattia”. Nella sua forma cronica il dolore non risponde ad alcuna funzione biologica adattiva, contrariamente appare privo di significato e in grado di alterare profondamente la qualità di vita, influenzando l’intera persona dal punto di vista psicologico, fisiologico, affettivo e sociale.
L’approccio terapeutico cognitivo comportamentale al dolore è rivolto a pazienti con rilevanti implicazioni emotive. In associazione all’intervento sui meccanismi biologici del dolore e al trattamento diretto dello stato emozionale, è importante intervenire sulle strutture cognitive che così ampiamente condizionano le sequenze successive della percezione del dolore.

In tutte le forme di dolore viene coinvolta la sfera emotiva: il dolore è soggettivo, individuale, cambia da soggetto a soggetto e viene percepito diversamente a seconda dello stato emotivo, del significato che viene attribuito al dolore e delle esperienze passate. Parlare perciò di approccio psicologico al dolore non significa considerarlo una cosa "inventata" o esagerata, ma affrontarlo e trattarlo in tutte le sue dimensioni, compresa quella psicologica.

Le forme di dolore cronico che riscontrano maggiori risultati con l'integrazione della terapia cognitivo comportamentale sono le forme dolorose dovute a tensioni muscolari del collo e della schiena, la fibromialgia, le cefalee.

Si possono anche apprendere delle strategie per affrontare procedure aversive e dolorose e per gestirne la paura, es. del dentista.