Depressione

Il termine Depressione è entrato nel linguaggio comune e può definire situazioni molto diverse: un fugace stato d’animo normale, una tristezza motivata, un sintomo, una malattia.
Alcuni specialisti hanno calcolato che almeno il 12% della popolazione adulta ha sofferto o soffrirà in futuro di un episodio di depressione di sufficiente gravità clinica da giustificare il “trattamento”.
La depressione, da un punto di vista diagnostico, ha come sintomo centrale un’alterazione del tono dell’umore definito come uno stato emozionale interno dell’individuo che condiziona la qualità e l’intensità dei suoi vissuti oltre che la sua attività cognitiva, volitiva e comportamentale.
La tonalità dell’umore presenta inoltre oscillazioni fisiologiche dipendenti dalle variazioni dei parametri: psicobiologici, dagli stimoli provenienti dal mondo esterno, o dai contenuti del mondo interno, o, ancora, da un vario intrecciarsi di tutti questi aspetti.
I fattori che possono spiegare l’aumento della depressione sono molti e possono essere riconducibili a modificazioni legate delle perdite in varie aree:

  • Perdite biologiche: sono le funzioni globali della salute, del vigore, della forza, della mobilità e funzioni intellettuali. Perdite di parti come: capelli o denti; perdite o diminuzione della vista e dell’ udito; perdite per la rimozione chirurgica di organi o parti di essi (esempio: arto, seno, utero ecc..)
  • Perdite psicologiche: legate ancora alla biologia come: la memoria, la libido, l’aspetto fisico.
  • Perdite psicologiche – sociali: basate sull’autostima, sul rispetto e la considerazione degli altri, legate al bisogno di riconoscimento e di approvazione.
  • Perdite d’identità e di utilità che hanno nel loro centro il bisogno di sicurezza e di stabilità: perdita della posizione, del lavoro, dell’impiego, della capacità produttiva, del prestigio e della forza sociale.
  • Perdite affettive: per la mancanza o lontananza dei: figli, dei parenti e dei partner o dei compagni

Questo insieme di fatti viene vissuto ed interiorizzato dalla persona che inizia a sentirsi diverso e ad assumere, per conseguenza, un atteggiamento di passiva rassegnazione e di inevitabilità, manifestando all’esterno stati ansiosi che vanno dall’incertezza di essere accolti dagli altri, al sospetto di rifiuto dinanzi a qualsiasi piccola manchevolezza altrui.

I sintomi prevalenti nel disturbo depressivo sono:

  • Alterazione specifica dell’umore che determina: tristezza, solitudine e apatia
  • Concetto negativo di sé che si manifesta con atteggiamenti di auto-accusa ed auto-rimprovero associato a sensi di colpa
  • Desideri repressivi e auto-punitivi che si esplica con il desiderio di fuggire, di nascondersi o di morire
  • Alterazioni vegetative come: anoressia, insonnia, perdita della libido
  • Mutamenti del livello di efficienza che si evidenziano con un rallentamento motorio e facile affaticabilità.

 

Terapia cognitivo-comportamentale

La terapia cognitivo-comportamentale è un metodo attivo, direttivo, limitato nel tempo e strutturato.
Esso poggia su un fondamento logico-teorico, per il quale gli affetti e il comportamento di un individuo sono in larga parte determinati dal suo modo di strutturare il mondo.
Le cognizioni – “eventi” verbali o immaginativi del suo flusso di coscienza – si fondano su atteggiamenti o schemi nati da esperienze precedenti.
Le tecniche terapeutiche sono destinate a individuare, provare sulla realtà e correggere le concettualizzazioni distorte e le convinzioni disfunzionali che sono alla base di queste cognizioni.
Il paziente impara a padroneggiare problemi e situazioni che prima considerava insuperabili, rivalutando e correggendo il suo pensiero.
Le tecniche cognitive sono finalizzate a delineare e collaudare le specifiche interpretazioni errate e i presupposti maladattivi del paziente. Esse consistono in esperienze di apprendimento molto specifiche volte a insegnare alla persona le seguenti operazioni:

  1. regolare i propri pensieri negativi
  2. riconoscere le connessioni tra cognizione, affetto e comportamento
  3. esaminare le prove a favore e contro il proprio pensiero automatico distorto
  4. sostituire queste cognizioni prevenute con interpretazioni più centrate sulla realtà
  5. imparare a individuare e a modificare le convinzioni disfunzionali che predispongono a travisare le proprie esperienze.

Il terapeuta cognitivo aiuta il paziente a pensare e agire in modo più realistico e adeguato riguardo ai suoi problemi psicologici, riducendo così i sintomi.

Le tecniche comportamentali sono usate con i pazienti depressi non solo per cambiare il loro comportamento ma anche per far emergere le cognizioni connesse con determinati comportamenti.